L'ombra ci insegue per ricordarci quello che siamo e che abbiamo fatto

di Alice Garau 

Tutti noi possediamo un ombra, quella macchia scura che ci segue sempre visibile però, solo quando è presente la luce. l'Ombra è prettamente un concetto usato dalla psicoanalisi associata ai sensi di colpa, al vissuto che ognuno di noi si porta dentro. Ma se mi metto a pensare posso allargare questa concetto di ombra fino ad inglobare anche la dimensione filosofica della ricerca interiore “ conosci te stesso” . Considerando non solo le polarità esistenziali che il nostro io cosciente si rifiuta di vedere, mano a mano che compie scelte, ma anche la dimensione, ontologicamente irriducibile, formata dalle nostre inesauribili  potenzialità che rimangono inespresse.

Il  concetto junghiano di "ombra" : "Ogni identificazione che si basa su una decisione esclude un polo. Però tutto ciò che noi NON vogliamo essere, che NON vogliamo ritrovare in noi, che NON vogliamo vivere, che NON vogliamo che entri a far parte della nostra identificazione, costituisce il nostro lato d'ombra. Infatti il rifiuto della metà di tutte le possibilità non fa certamente sì che queste spariscano, ma le bandisce semplicemente dall'identificazione dell'Io dalla coscienza seriore “ .

Il "no" ha eliminato dalla nostra visuale un vissuto, ma non lo ha fatto sparire.  Il fatto rifiutato continua infatti a vivere ininterrottamente nell'ombra della nostra coscienza. Come i bambini piccoli credono che chiudendo gli occhi si diventi invisibili, allo stesso modo gli adulti credono di potersi liberare di una metà della realtà rifiutando di accettarla dentro di sé. Così si permette a un fatto ad esempio il dinamismo di entrare nella luce della nostra coscienza, mentre il fatto opposto pigrizia o accidia deve restare nell'ombra, in modo da non vederlo. Il NON VEDERE porta rapidamente a concludere di NON AVERE quella determinata caratteristica e si crede che un polo possa esistere senza l'altro.

Definisco ombra (concetto coniato da C. G. Jung) la somma di tutte le realtà rifiutate, quelle che l'uomo non vede, o non vuol vedere, e che per lui sono quindi inconsce. L'ombra è il pericolo maggiore dell'uomo, perché essa è in lui senza che lui lo sappia. L'ombra fa sì che tutte le intenzioni e gli sforzi dell'uomo si trasformino alla fine nel loro opposto. Tutte le manifestazioni che derivano dall'ombra vengono proiettate su un anonimo "male" che esisterebbe nel mondo, in quanto si ha paura di trovare in se stesso la vera fonte di ogni aspetto negativo. Tutto ciò che l'uomo non vuole e non desidera, deriva dalla sua propria ombra, che è la somma di ciò che egli non vuole avere. Però il rifiuto di confrontarsi con una parte della realtà e di viverla non porta affatto allo sperato successo. Al contrario, le realtà rifiutate costringono l'uomo ad occuparsi di loro in maniera particolarmente intensa. Questo avviene per lo più attraverso il giro vizioso della proiezione, perché se si è rifiutato e represso in sé un determinato principio, fa sempre paura incontrarlo di nuovo nel cosiddetto MONDO Fuori da noi. A questo punto è chiaro che in realtà non esiste un mondo fuori da noi che ci forma, ci influenza o ci fa ammalare - il mondo fuori da noi si comporta come uno specchio nel quale noi vediamo sempre e soltanto noi stessi, per l'esattezza anche e soprattutto la nostra ombra, per la quale in genere siamo ciechi. Come guardando il nostro corpo fisico riusciamo a vederne soltanto una piccola parte, e non siamo capaci di vederne vari aspetti (colore degli occhi, viso, spalle, ecc.) se non con l'aiuto di un riflesso nello specchio, allo stesso modo per quello che riguarda la nostra psiche siamo parzialmente ciechi e possiamo riconoscere la parte a noi invisibile (ombra) solo tramite la proiezione e il riflesso del cosiddetto mondo esterno. La conoscenza ha bisogno dell’altro da sé, dello specchio. Specchiarsi è utile solo a chi si riconosce nello specchio, altrimenti è un'illusione. Chi vede nello specchio i propri occhi verdi, ma non è consapevole che si tratta dei PROPRI occhi, si illude e non acquista conoscenza. Chi vive in questo modo senza rendersi  conto che tutto ciò che percepisce e vive è lui stesso, rimane nell'illusione e nell'inganno. È vero che l'illusione spesso ci appare  incredibilmente vera, però non si dovrebbe mai dimenticare questo: anche il  sogno è perfettamente reale finchè  stiamo dormendo. Bisogna svegliarsi per rendersi conto che il sogno è un sogno. Questo vale anche per il grande sogno della nostra vita. Bisogna prima svegliarsi, diventare consapevoli per poterci render conto delle illusioni. La nostra ombra ci fa paura. Non c’è da meravigliarsi, visto che l’ombra è fatta esclusivamente di tutte quelle parti di realtà che abbiamo allontanato il più possibile da noi. L'ombra è la somma di tutto ciò che noi crediamo che dovrebbe essere eliminato dal mondo affinché il nostro mondo possa essere bello e rassicurante. Ma le cose stanno esattamente al contrario: l'ombra contiene tutto ciò che il mondo - il nostro mondo - ha bisogno di avere per migliorare. L'ombra ci rende malati in quanto ci manca la sua presenza per poter essere interamente sani. Per Jung, e per la corrente filo junghiana , l'Ombra è il rovescio della Persona. Se la Persona è l'immagine ingannevole che gli altri si sono fatti di noi e in cui noi stessi finiamo per credere, L'Ombra corrisponde alla parte di noi che abbiamo rifiutato e che, se riuscissimo a vedere, ci restituirebbe un'immagine inattesa e sconcertante di noi stessi. Eppure, non riusciremo mai a raggiungere un equilibrio stabile, se non imparando a guardarci nello specchio, riconoscendo l'Ombra che è in noi, e adoperandoci per integrarla nel quadro della nostra vita psichica.

Jung diceva :  “ dovremmo imparare a fare ameno di una certa patina di rispettabilità sociale, se vogliamo vivere davvero la nostra vita in modo pieno, libero e felice” ;  

L'Ombra, per Jung, non è il male; è, piuttosto, la nostra parte goffa e infantile, ma fresca ed autentica, che aspira alla luce e che, però si scontra con le regole e con le convenzioni, vedendosi continuamente respinta nel sottosuolo della psiche (una concezione che risente, evidentemente, della lezione nietzschiana circa la dimensione "apollinea" e quella "dionisiaca" del nostro essere). Per vivere pienamente la nostra vita, secondo la filosofia del T.E.D., noi dovremmo trovare il nostro personale modo di dare voce all'Ombra, riconoscendo la sua legittimità e la sua funzione necessaria per la nostra completezza. Altrimenti, finiremo per precipitare verso la schizofrenia, come il dr. Jekill e mr. Hyde, dove uno è la parte  profonda (hyde)  che si è visto negato, dall'io cosciente, qualunque diritto di esistenza, degenerando in azioni autodistruttive.

Dal nostro punto di vista, si tratta di trasferire il concetto di Ombra dal piano solamente psicologico a quello filosofico. Se si crede che la persona umana non sia altro che ciò che di lei si vede o che, eventualmente, si può scoprire sul lettino dello psicanalista, allora non c'è nessun residuo, nessuno sfasamento tra la realtà effettuale e la realtà noumenica del nostro essere: noi siamo i nostri atti, le nostre parole ed i nostri pensieri. Ma se, invece, così non è; se la persona è una realtà che eccede, costituzionalmente, l'ambito della realtà manifestata, perché la sua essenza profonda è misteriosa e inafferrabile con gli strumenti della ricerca empirica, allora ne consegue che essa non è chiusa e delimitata entro i confini dell'io, ma si espande a trecentosessanta gradi ed è collegata con la realtà universale, di tutte le altre persone e di tutti gli altri enti: passati, presenti e futuri.

L'Ombra è un concetto molto più ampio di quello ammesso dalla psicanalisi: non soltanto la parte rifiutata dall'io cosciente, ma la dimensione assoluta ed eterna dell'io trascendente, che, già qui ed ora, è, nella sua vera essenza, oltre le barriere dello spazio e del tempo ed oltre i confini fra l'io e il tu. Nella nostra natura, noi non siamo individui isolati e limitati, ma siamo parte del tutto, siamo come le gocce d'acqua che assieme formano il mare. Un tutto composto di dimensione animica, di conscio ed inconscio, che necessita dello specchio per comprendere se stesso. 

A. G. 

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